La finanza pubblica

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5.          La finanza pubblica

Deficit pubblico in calo Nello scenario di previsione del CSC, l’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione si attesterà al 3,2% del PIL nel 2025 e al 2,8% nel 2026 (Tabella 2). Il saldo per il 2025 è in leggero aumento rispetto a quanto stimato a ottobre dal CSC (3,1%), ma per il 2026 si conferma l’obiettivo di rientro del deficit sotto la soglia del 3,0% del PIL, creando così le condizioni per l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo nel 2027.


La previsione di finanza pubblica “a legislazione vigente” tiene conto delle misure adottate nella Legge di Bilancio 2025-2027 e delle modifiche apportate nelle voci del conto economico della Pubblica Amministrazione con il rilascio dei dati Istat a consuntivo sul 2024.

La politica fiscale sottesa allo scenario di finanza pubblica è restrittiva e anticiclica, in linea con il contesto economico favorevole indicato dal Governo (misurato da un output gap positivo); ciò implica, comunque, che la politica fiscale rallenterà la dinamica dell’economia nel biennio.

L'attuale previsione CSC, rispetto a quella dell'autunno scorso, sconta una crescita reale nel 2025 più bassa, una dinamica più sostenuta del deflatore del PIL e un’implementazione parziale del PNRR. Si ipotizza, infatti, che nel biennio di previsione sarà spesa circa la metà delle risorse pianificate: nel 2025 almeno 29 miliardi su 57; nel 2026 almeno 37 miliardi su 72, includendo nella stima anche la quota di spesa non realizzata nel 2024 (circa 23 miliardi).

Alla luce del fatto che ogni anno la spesa a consuntivo riportata sulla piattaforma di monitoraggio Regis è stata sempre ridimensionata di circa un terzo, si ipotizza che anche le stime “tendenziali” del Governo siano costruite su importi di spesa inferiori rispetto al “pianificato” (Grafico 22). Tuttavia, la mancata informazione sugli importi sottesi alle stime del Governo non consente una verifica puntuale. Infine, la stima CSC non include la revisione in corso del Piano.


Positiva la dinamica delle entrate Nello scenario CSC, le entrate complessive raggiungono il 47,4% del PIL nel 2025 (dal 47,1% del 2024) e rientrano al 47,2% nel 2026. In valore assoluto, si registra una crescita sostenuta in entrambi gli anni di previsione (rispettivamente +3,1% e +2,9%).

Nel dettaglio, la dinamica delle imposte dirette è per lo più guidata dagli effetti contabili della trasformazione in taglio fiscale della decontribuzione per i lavoratori dipendenti e della proroga della revisione delle aliquote IRPEF, entrambe rese strutturali. La riduzione prevista è compensata solo in parte da un aumento fisiologico delle entrate, determinato dagli effetti della dinamica positiva dell’occupazione e delle retribuzioni nel settore pubblico. Complessivamente si osserva una riduzione quest’anno (-2,4%, dal +6,6% nel 2024) e una crescita moderata il prossimo (+2,9%).

Per contro, il gettito contributivo cresce a un ritmo elevato quest’anno (+7,8%), proprio per effetto del venir meno del taglio contributivo per i lavoratori dipendenti. Anche le imposte indirette registrano una dinamica positiva nel biennio di previsione (+3,2% nel 2025 e +2,2% nel 2026), per l’effetto combinato di un miglior andamento dei consumi e del recupero di gettito evaso previsto dalle attività di accertamento e controllo. Nella stima CSC si tiene conto dell’effetti- va entrata in vigore della sugar tax quest’anno e della plastic tax il prossimo.

Nel complesso, la pressione fiscale e contributiva resta quasi invariata, al 42,5% del PIL nel 2025 e al 42,4% nel 2026.

Spese pressoché stabili La spesa pubblica in rapporto al PIL è stimata al 50,6% nel 2025 (invariata rispetto al 2024) e in calo nel 2026, al 50,0%. In termini nominali, registra una crescita del +2,7% quest’anno e più modesta il prossimo (+2,0%).

I consumi pubblici restano stabili intorno al 17,1% del PIL nel biennio di previsione. I redditi da lavoro, in termini nominali, crescono nel 2025 del +2,2% e nel 2026 del +2,0%, principalmente per effetto dell’aumento delle retribuzioni, ipotizzando che gli stanziamenti della tornata contrattuale 2025-2027 siano ripartiti in egual misura nei tre anni, ma anche per il lieve incremento dell’occupazione nel settore pubblico. I consumi intermedi, invece, crescono quest’anno del +3,4% e il prossimo del +2,1%.

La quota di spesa pubblica per prestazioni sociali in denaro è stimata al 20,5% del PIL nel 2025 e al 20,3% nel 2026; in crescita quest’anno (+3,2%) e il prossimo (+2,6%), trainata principalmente dall’andamento della spesa pensionistica, che risente degli effetti delle misure di riforma adottate negli ultimi anni e della maggiore indicizzazione all’inflazione.

L’incidenza sul PIL della spesa in conto capitale si attesta intorno al 5,2% nel biennio di previsione, scontando da un lato l’esaurirsi degli effetti contabili del Superbonus, dall’altro l’implementazione parziale delle spese PNRR.

Gli investimenti pubblici rimangono pressoché stabili nel 2025 (+1,5%, dal +14,4% registrato nel 2024), mentre tornano a crescere a un ritmo elevato nel 2026 (+6,0%), portandone l’incidenza sul PIL al 3,6%.

Spesa per interessi in moderato aumento La spesa per interessi è stimata a 87,0 miliardi nel 2025 e a 90,1 nel 2026 (stabile al 3,9% del PIL), in moderato aumento per via dell’ampio stock di debito pubblico. La previsione di spesa è controbilanciata da diversi fattori: uno spread in calo a 90pb a fine 2025 e stabile per tutto il 2026; una risalita del rendimento del Bund tedesco, che soffre la decisione di allentare il cosiddetto “freno al debito”; un abbassamento dei tassi ufficiali a breve della BCE lungo tutto il periodo di previsione (si veda il par. 7.3); un lento decumulo dei titoli italiani in pancia alla Banca Centrale. Il rendimento del BTP è, quindi, previsto in media d’anno ancora in leggero calo, al 3,55% nel 2025 e al 3,30% nel 2026 (da 3,64% nel 2024).

Il debito pubblico resta alto… Il debito pubblico in rapporto al PIL è stimato al 137,0% nel 2025, in aumento di 1,7 punti rispetto al 2024, ed è previsto salire di altri 0,6 punti fino al 137,6% del PIL nel 2026. La previsione CSC appare in linea con quanto stimato dal Governo nel PSB di settembre scorso, pur incorporando la revisione Istat al ribasso del debito pubblico nel 2024, che si è chiuso al 135,3% del PIL, in miglioramento di 0,5 punti rispetto a quanto era previsto dal Governo. Il contenimento registrato nel 2024 del rapporto debito/PIL è in parte spiegato da una progressiva riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro, per 12,3 miliardi (37,6 da 50,0 a fine 2023), oltre che dalle entrate derivanti dalla valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico, per 3,1 miliardi.

Osservando più nel dettaglio i dati di Banca d’Italia, si nota che, all’interno delle disponibilità liquide del Tesoro, la voce “conto disponibilità” (vale a dire il conto corrente) registra delle sistematiche riduzioni nei mesi di dicembre (ad esempio, il calo a dicembre 2024 di 11,3 miliardi sui 16,0 disponibili), volte a migliorare i conti pubblici per agevolare il rispetto delle norme europee di finanza pubblica (Grafico 23). Di conseguenza, la previsione del CSC considera un impiego della liquidità per quasi 5 miliardi annui a riduzione del debito nel biennio 2025-2026.


… per effetto dell’aggiustamento stock-flussi Nel biennio di previsione, l’aumento del rapporto debito/PIL è dovuto al contributo sfavorevole dell’aggiustamento “stock-flussi” (particolarmente elevato per gli effetti contabili dei crediti edilizi, solo in minima parte compensati dalle dismissioni e dalle minori disponibilità liquide attese) e per la già menzionata spesa per interessi. Contribuiscono al ribasso, invece, l’inflazione e un crescente avanzo primario (+0,6% del PIL nel 2025 e +1,1% nel 2026), mentre il contributo della crescita reale resta moderato, soprattutto quest’anno (Grafico 24).


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