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06 - Il credito per le imprese

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Il credito per le imprese

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6.          Il credito per le imprese

Credito in recupero La variazione negativa annua dei prestiti bancari alle imprese italiane si va lentamente attenuando negli ultimi mesi (-1,9% a gennaio 2025, dati corretti per le cartolarizzazioni), rispetto alla caduta pesante che si registrava ancora a inizio 2024 (-4,0%; Grafico 25).


Le variazioni a un mese (annualizzate) dei prestiti, infatti, si sono lentamente riportate in territorio positivo (+0,9% a gennaio 2025 la media mobile a 3 termini). Ciò suggerisce che la caduta del credito si sia infine interrotta. Tuttavia, la volatilità mensile elevata lascia qualche incertezza sulla solidità di tale risalita.

Il proseguimento della fase di tagli dei tassi BCE, avviata a giugno 2024, determina comunque prospettive di miglioramento per il credito alle imprese in Italia e negli altri paesi europei.

Tra i settori, i prestiti stanno calando molto nelle costruzioni (-9,2% annuo a gennaio, dati grezzi) e un po’ meno nel manifatturiero (-4,7%), che sono proprio i settori che dipendono di più dal finanziamento bancario. La dinamica dei prestiti, invece, si è quasi stabilizzata nei servizi (-1,3%).

Secondo l’indagine Banca d’Italia (BLS), la domanda di credito delle imprese è finalmente tornata a crescere nel 4° trimestre 2024, dopo una lunga fase di riduzione fin da inizio 2023, che aveva riflesso il precedente rialzo dei tassi BCE. In particolare, sembra essere risalita la domanda di fondi a lungo termine, non quella per il breve termine. L’indagine segnala anche che a fine 2024 sono aumentate sia le richieste di credito per finanziare le scorte e il capitale circolante, sia quelle per finanziare gli investimenti fissi. Le esigenze di credito a breve termine delle imprese sono di nuovo alimentate dall’aumento del prezzo del gas e dell’elettricità, che crea un maggiore fabbisogno di liquidità per i pagamenti delle bollette energetiche. L’indagine segnala, inoltre, che nella seconda metà del 2024 le imprese hanno ridotto molto il ricorso all’autofinanziamento, a riflesso del calo dei margini: questo ha senz’altro alimentato la domanda di credito bancario.

I depositi bancari delle imprese, che sono una misura della loro dotazione di liquidità, fin dal 2023 sono tornati a seguire un profilo di normale incremento a prezzi correnti (+3,5% tendenziale a gennaio 2025, da +4,4% a gennaio 2024), intorno ai ritmi prevalenti nel pre-pandemia; il balzo anomalo causato dalla pandemia nel 2020 è ormai completamente riassorbito. Ci sono, però, segnali di scarsità di tali dotazioni liquide rispetto alle esigenze operative, dettate dai pagamenti mensili di dipendenti e fornitori: l’indicatore Istat della liquidità disponibile in azienda ha mostrato un recupero a inizio 2025 (33,2 a febbraio) ma resta sotto i livelli pre-pandemia (36,2 in media nel 2018). Ciò segnala che alcune imprese potrebbero avere disponibilità liquide insufficienti e questo, a sua volta è da ricollegare all’incremento dei costi, in particolare per l’energia.

Credito meno costoso L’indagine BLS segnala anche che, nel corso del 2024, l’offerta di credito per le imprese è divenuta, di poco, più accessibile; ciò fa seguito alla forte stretta tra 2022 e 2023. L’allentamento nasce sia dalla stabilizzazione delle attese delle banche sull’economia, mentre resta preoccupazione su specifici settori, sia dall’assenza di tensioni per gli istituti in termini di liquidità; la raccolta sui mercati e la dotazione patrimoniale hanno addirittura spinto debolmente in favore dell’offerta di credito. Il lieve allentamento dell’offerta ha preso in larga misura la forma di una riduzione dei tassi di riferimento (riflesso dei tagli BCE), dei margini applicati dalle banche e degli oneri addizionali; invariati invece i criteri in termini di ammontare dei prestiti, richiesta di garanzie, scadenze.

I dati qualitativi Istat sono coerenti con un allentamento della stretta creditizia: la quota di aziende manifatturiere che non ottengono i prestiti richiesti è scesa al 5,6% a dicembre 2024, da un massimo di 8,2% toccato nel 2023, tornando quindi sotto il 6,0% medio del 2019; continua a ridursi la quota di imprese che ottiene credito ma a condizioni più onerose (11,1% a dicembre 2024, da 45,1% di inizio 2023); l’accesso al credito è meno sfavorevole rispetto alla situazione di inizio 2023 (-4,7 il saldo delle risposte, da -35,8).

Il costo del credito per le imprese italiane, con dati che arrivano a gennaio 2025, ha finora incorporato in larga misura i tagli dei tassi BCE (a parte l’ultimo, deciso a marzo). Il tasso sulle nuove operazioni, infatti, è sceso al 4,15%, da un picco di 5,59% a novembre 2023 (-1,44). In particolare, il tasso per le PMI è al 4,66% (da 5,98%), quello per le grandi al 3,89% (da 5,30%). Va notato che, a tali valori, il costo resta ancora piuttosto alto per le imprese italiane, rispetto in particolare al livello prevalente prima dello shock energetico del 2022: 1,18% a fine 2021.

Le imprese italiane hanno oggi bilanci più solidi rispetto al passato, ma lo scenario economico è molto incerto e le condizioni difficili per specifici settori. In attesa di un ulteriore calo dei tassi, alcune imprese possono ancora incontrare difficoltà in termini di credito bancario troppo costoso e oneri del debito troppo alti. Perciò restano molto importanti misure di policy in Italia che favoriscano un maggiore allentamento dell’offerta di credito alle imprese.

Prospettive positive per il credito Lo scenario di previsione CSC incorpora varie ipotesi: proseguimento dei tagli dei tassi BCE fino al 2025, rendimento del BTP in ulteriore flessione, un ritardo di qualche mese nei tassi bancari rispetto alle mosse BCE.

In tale scenario, il costo del credito per le imprese italiane dovrebbe proseguire il percorso di ribasso nel 2025 e nei primi mesi del 2026. È atteso quindi ridursi il peso degli oneri finanziari per le aziende, che era stato accresciuto molto dai rialzi del 2022-2023.

Nel corso del 2025, l’ulteriore riduzione attesa del costo del credito per le imprese, visto anche il proseguire della crescita economica e del fabbisogno di risorse, dovrebbe sostenere la risalita della domanda di fondi, appena iniziata, in particolare quella per finanziare investimenti fissi (Grafico 26).


Inoltre, il minor livello dei tassi di riferimento dovrebbe favorire un ulteriore allentamento dell’offerta di credito. Perciò, la dinamica annua dei prestiti alle imprese è attesa ritornare in territorio positivo nel corso del 2025. A maggior ragione perché l’offerta di credito è favorita anche da ulteriori fattori:

  1. La redditività bancaria è in aumento: il ROE è arrivato al 14,3% in Italia. Questo grazie all’aumento del margine di interesse e, in minor misura, dei ricavi da commissioni, e nonostante un lieve aumento dei costi operativi degli istituti, in particolare per il personale. Ciò alimenta la dotazione di capitale degli istituti, cruciale per la copertura dei rischi: il CET1-ratio è salito al 15,9%, valore molto rassicurante.
  2. Le sofferenze bancarie sui prestiti alle imprese sono stabili, nonostante i tassi ancora alti e grazie al proseguire della crescita economica, pur lenta: 12,0 miliardi di euro nel 3° trimestre 2024, stesso valore del 2° trimestre. Il flusso di nuovi prestiti in default è all’1,77% dello stock nel 3° trimestre 2024, solo in lieve aumento dal minimo di 1,34% nel 4° 2023.
  3. Per le banche, è migliorato il costo della raccolta, grazie al trend di flessione dei rendimenti sui titoli sovrani italiani di medio-lungo termine: a febbraio 2025 rispetto a un anno prima, circa un punto in meno sulla scadenza decennale. Questo, a sua volta, riflette il taglio dei tassi BCE, che ha un impatto che prevale su quello al rialzo esercitato dal decumulo dei titoli nel portafoglio della stessa BCE. La stretta correlazione tra i rendimenti dei bond bancari e dei BTP è importante, perché tende a ridurre il costo della raccolta bancaria, sebbene gli istituti a inizio 2025 stiano tornando a finanziarsi anche con depositi e quindi meno con emissione di obbligazioni.
  4. Il calo dei rendimenti a medio-lungo termine riflette un aumento dei prezzi dei titoli pubblici: ciò sostiene il valore di mercato del portafoglio di titoli di Stato di proprietà delle banche; al valore contabile, tale stock si è stabilizzato nel 2024 su livelli ancora ampi (367 miliardi a gennaio 2025).

Nel complesso, i rischi per gli istituti di credito in Italia restano molto moderati. Ciò dovrebbe favorire dunque il proseguire dell’allentamento dell’offerta di credito nel 2025, facendo finalmente ripartire il credito alle imprese.

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