Dazi, Orsini a La Stampa: per le aziende impatto imponente ma no allo scontro con gli Usa

02 aprile 2025 | Presidente

“Bisognerà valutare con molta attenzione i dazi che Trump annuncerà. Per l’Italia il rischio c’è, e il nostro Centro Studi sta quantificando l’impatto che sarà imponente” ha detto il Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in una intervista al quotidiano La Stampa. “L’Italia sul fronte dell’export deve la sua crescita a doppia cifra nel post Covid in gran parte all’aumento della nostra quota negli Usa. Nel 2024 siamo arrivati a quota 65 miliardi generando un surplus commerciale di 42. I settori oggi più esposti – ha aggiunto - sono proprio quelli che hanno esportato di più: il farmaceutico, l’alimentare e quello delle macchine per la produzione oltre al tessile-moda”.

Secondo il Presidente Orsini “ L’Europa ha due imperativi categorici: dialogare con tutti, a cominciare dalla nuova amministrazione americana, ed evitare reazioni di pancia che sono controproducenti”.  Infatti “Se l’Europa alimentasse lo scontro con gli Usa, ne beneficerebbe solo la Cina”. Quindi ha indicato le cose da fare subito: “accelerare il taglio dei tassi da parte della Bce perché deprezzerebbe l’euro attutendo l’effetto dei dazi americani.  Poi occorre definire nuovi accordi commerciali con Messico, India, Giappone, Thailandia, Vietnam come scudo alla guerra delle tariffe e poi bisogna dare piena operatività al trattato con il Mercorsur sudamericano. Infine occorre migliorare il mercato unico europeo per facilitare e accrescere gli scambi intra-Ue”. 

Le istituzioni italiane ed europee devono “giocare tutte le carte possibili – ha aggiunto il leader di Confindustria-. L’Europa deve rimanere unita e chiunque ha buoni rapporti con l’amministrazione americana deve attivarli  per il bene comune. Noi e la Germania siamo i Paesi più esposti nei confronti degli Usa e anche per questo stiamo lavorando con il presidente della Confindustria tedesca per rilanciare fattivamente le politiche industriali europee”.

“Le imprese italiane hanno fatto miracoli con un record dell’export, nonostante i 24 mesi consecutivi di calo della produzione. L’ipotesi da scongiurare è che i nostri imprenditori inizino realmente a considerare la delocalizzazione della produzione fuori dal nostro Paese, anche per le scelte fatte in Europa dalla precedente commissione” ha ammonito Orsini ribadendo la necessità di “una risposta in termini di produttività e competitività. Due esempi europei negativi sono il costo dell’energia e il peso della burocrazia, zavorre micidiali per gli imprenditori e per le politiche espansionistiche. Per questo, chiediamo con forza un mercato unico europeo dell’energia”. 

 “L’auto e tutti i settori energivori perdono competitività per le scelte fatte su Co2 ed Ets, costi dell’energia, iper-regolazione dell’industria con enormi costi per le imprese – ha aggiunto-. Tutte le Confindustrie produttive europee si battono affinché la nuova Commissione capisca che occorrono scelte nuove e immediate, per invertire questa deriva. È in ballo l’intero modello di coesione sociale europea. Lo ribadisco, occorre agire subito”.  

Sollecitato su quali siano le richieste al governo in vista del Def, Orsini ha affermato: serve “realizzare un vero piano industriale di orizzonte pluriennale, senza aspettare le scadenze delle leggi di bilancio. Bisogna riorientare al più presto le risorse che non sono state spese, come per Industria 5.0, troppo difficile da attuare. Accelerare sul Pnrr e sostenere le proroghe annunciate ieri dal Commissario Fitto ma soprattutto definire una serie di interventi per le filiere industriali più esposte; investendo sui contratti di sviluppo di Invitalia, un potenziale volano di crescita virtuosa. L’Italia, come la Germania, deve quindi lanciare un grande piano industriale per superare la sua crisi mettendo al centro l’industria”.

“Siamo contenti di essere riusciti a riportare pragmatismo evitando disagi e confusione per le imprese” anche se “ci sono ancora molti punti irrisolti, dobbiamo lavorare per migliorare la legge”, ha aggiunto Orsini sulla misura delle polizze catastrofali, mentre sul Dl Bollette “Sono misure a tempo. All’industria servono misure strutturali: che passano da una parte per correzioni in Europa degli errori fatti, dall’altra per quote crescenti di energia a prezzo calmierato e quantitativi certi da riservare ai settori energivori. E poi dobbiamo vigilare sulle speculazioni che dominano il mercato del gas e che fanno quasi triplicare il prezzo dell’energia elettrica. E’ una pazzia che poche aziende non vigilate in Europa possano speculare alle spalle delle famiglie e delle imprese europee”. 

Infine, sui temi del lavoro e nel dialogo coi sindacati Orsini ha concluso: “Non manca la buona volontà, serve pragmatismo dai due lati del tavolo. In primis i contratti non rinnovati sono soprattutto nei servizi e nella Pa. Nel nostro sistema solo il 5,3% dei lavoratori ha ritardi contrattuali di oltre 24 mesi. Dovremmo, inoltre, considerare un altro fenomeno importante: le aziende non stanno licenziando nonostante il calo della produzione. I dati del nostro Csc dicono che il 34,8%delle nostre aziende, ovvero oltre una ogni tre, mantiene i livelli occupazionali nonostante un calo della produttività. Per questo dico dovremmo chiedere insieme ai sindacati un piano di politica industriale e quindi sociale da attuare subito. E, punto fondamentale, dobbiamo lavorare insieme per intervenire su formazione e prevenzione per evitare gli incidenti sul lavoro”.

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